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L’imprenditore Massimo Bartoletti raggirato nella vendita della sua impresa e coinvolto nel processo: è dovuto ripartire da zero, senza crediti bancari. Ma oggi la sua Tecnohelp è tornata a vivere.
Ravenna, 1 novembre 2025 – “Ho attraversato il Mar Rosso, ma nessuno mi ha aperto le acque”. Massimo Bartoletti lo dice con un sorriso stanco, come chi ha visto il fondo e si è rimesso in cammino. È la frase che racchiude cinque anni di battaglie, processi, porte chiuse e ripartenze lente, un attraversamento nel deserto della giustizia compiuto con la sola forza della tenacia. “Non ho avuto scorciatoie, solo fatica, pazienza e la voglia di non scomparire. Sono passato dal guidare un’azienda che fatturava 4,5 milioni a non avere un euro in tasca”, racconta, “e alla fine ho dovuto ricominciare tutto daccapo”.
La vendita dell’azienda: “Non ho visto un euro”
La sua è la fotografia di un imprenditore ravennate che a un certo punto si è trovato a navigare in acque tempestose, senza più la bussola. Bartoletti, 55 anni, è il fondatore della Tecnohelp, azienda che per oltre vent’anni ha arredato alberghi, ristoranti e caffetterie della provincia. “Nel 2020 decisi di vendere, ma lo feci alle persone sbagliate”. Due faccendieri, presentatigli da un ex socio di Bologna, si erano mostrati come consulenti esperti e affidabili.
A luglio 2020 siglano un accordo per acquistare la società a 950 mila euro, in due tranche. “Non ho visto un euro, solo la giacenza di magazzino pagata circa 300 mila euro. Il resto, sparito. Io avevo venduto un ramo d’azienda, ma loro si sono presi tutto”. Lui stesso aveva ottenuto per la sua impresa un finanziamento Covid di circa 840 mila euro, destinato a coprire gli stipendi dei 21 dipendenti durante il blocco delle attività, da marzo a giugno di quell’anno. Dopo la cessione, quei fondi — pur formalmente richiesti dalla Tecnohelp quando Bartoletti era ancora al timone — risultavano nella disponibilità e nella gestione dei nuovi soggetti.
“Non avevo più i soldi per fare la spesa”
Preoccupato per la sorte dei contributi e per la sparizione del prezzo pattuito, Bartoletti si rivolge a settembre 2020 agli avvocati Giampaolo Ghini e Matteo Santini e denuncia alla Guardia di Finanza la truffa. La denuncia, però, si trasforma in un boomerang: la Procura, ricostruendo i fatti, arriva a ipotizzare che proprio i finanziamenti Covid siano stati malversati e che la responsabilità ricada anche sull’imprenditore che li aveva ottenuti. Le accuse contro di lui sono pesanti, la vicenda finisce sui giornali, e per Bartoletti si aprono i guai finanziari più concreti: conti segnalati, banche che chiudono l’accesso al credito, rapporti commerciali compromessi. “Aprivo un conto e me lo chiudevano — dice —, non avevo più un euro per fare la spesa”.
“Sono ripartito a testa bassa”
La difesa penale, curata dagli avvocati Giovanni Scudellari e Antonio Primiani, oggi ha dimostrato che dopo la cessione del ramo operativo Bartoletti non aveva più potere gestionale sui flussi. Dopo tre anni di procedimenti, il giudice lo assolve: la sentenza riconosce che fu vittima del meccanismo fraudolento messo in piedi da altri. I principali artefici della manovra patteggiano pene da due a tre anni.
Sul piano civile, però, è grazie all’azione decisa dei legali Giampaolo Ghini e Matteo Santini che Bartoletti già il 21 dicembre 2021 ottiene un provvedimento d’urgenza dal Tribunale di Ravenna e riacquista la disponibilità dell’azienda. Quando rientra trova però una “scatola vuota”: clienti e dipendenti trasferiti, macchinari e furgoni mancanti, portafoglio ordini azzerato. Senza credito bancario, fa nascere la Tecnohelp 5.0, poi la Bartoletti Massimo srl: “Sono ripartito a testa bassa, come una formichina e con una reputazione da ricostruire”, racconta. “E per fortuna che avevo risorse per pagare gli avvocati, gli unici che davvero mi hanno sostenuto. Ma se capita a uno che quei soldi non li ha, va in galera”.
La rinascita di Massimo
Oggi Bartoletti si è ripreso la Tecnohelp, è stata premiata la sua idea di continuità, ma le ferite restano. “Ho vinto, ma certe porte restano chiuse. Alcuni clienti ancora diffidano, le banche non si fidano. È vero: fa più notizia un imprenditore nei guai che un truffatore condannato”. La sentenza gli ha restituito il nome e l’onore, ma non i soldi né il tempo perduto. “La giustizia mi ha ripagato moralmente, non economicamente. Però ho difeso quello che contava: la mia dignità e la mia azienda. E oggi so di potere camminare a testa alta”.
L’avvocato Giampaolo Ghini, che lo ha seguito fin dall’inizio, riassume così: “L’unica colpa di Bartoletti è stata ottenere un finanziamento Covid che poi non ha potuto gestire. Dopo quella denuncia ha perso tutto l’accesso al credito, ma non si è fermato. La sua caparbietà ha permesso di fermare i veri responsabili, le loro società sono state dichiarate fallite. Ma la vita dell’imprenditore viaggia tre volte più veloce della macchina giudiziaria. Nonostante tutto, il tempo e il denaro persi, c’è una sorta di giustizia finale. La sua vittoria è morale, ma piena: si è ripreso il nome e la sua impresa, ma non gli è stato restituito un centesimo. E gli altri? Hanno subìto pene importanti, ma resta un quesito: dove sono finiti i soldi di quelle imprese?”






