Un disegno di legge introduce per la prima volta tutele strutturate e contributi economici per chi si prende cura, ogni giorno, di familiari non autosufficienti
Per anni sono rimasti una presenza silenziosa ma essenziale nel sistema di cura italiano. Oggi i caregiver familiari – persone che assistono quotidianamente figli, genitori o altri parenti non autosufficienti – si avvicinano finalmente a un riconoscimento formale, con misure che puntano a valorizzarne il ruolo e a sostenerne il carico, spesso invisibile. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un disegno di legge che introduce, per la prima volta in modo organico, un sistema di tutele dedicate. L’obiettivo è duplice: riconoscere il valore sociale dell’assistenza familiare e offrire un supporto concreto a chi se ne fa carico in maniera continuativa.
Un sistema basato sull’impegno reale di cura
Il provvedimento parte da un principio chiaro: non tutti i caregiver vivono la stessa intensità di impegno. Per questo viene introdotta una classificazione che tiene conto delle ore settimanali dedicate all’assistenza.
Per i caregiver conviventi sono previste tre fasce:
• oltre 91 ore settimanali (circa 13 ore al giorno),
• tra 30 e 90 ore,
• tra 10 e 29 ore.
Per chi non convive con la persona assistita, il riconoscimento scatta a partire da almeno 30 ore settimanali.
Questo approccio consente di calibrare le tutele in base al carico effettivo, superando una visione uniforme che, finora, non riusciva a cogliere la complessità delle situazioni familiari.
Il contributo economico: a chi spetta
La misura più attesa riguarda il sostegno economico. È previsto un contributo fino a 400 euro mensili, esentasse, destinato ai caregiver conviventi con il livello più elevato di impegno assistenziale (oltre 91 ore settimanali).
Per accedere al beneficio, sono richiesti specifici requisiti economici:
• reddito annuo non superiore a 3.000 euro,
• ISEE entro i 15.000 euro.
L’importo effettivo potrà variare in base al numero di domande presentate e sarà compatibile con eventuali altre misure regionali già attive.
Risorse e tempistiche
Il piano prevede uno stanziamento complessivo di 257 milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028. Tuttavia, il 2026 sarà un anno di avvio: le prime risorse serviranno a realizzare una piattaforma digitale gestita dall’INPS, attraverso cui i caregiver potranno registrarsi e presentare domanda a partire da settembre.
L’erogazione dei contributi è prevista dal 2027, con pagamenti a cadenza trimestrale o semestrale.
Non solo contributi: diritti e opportunità
Accanto al sostegno economico, il disegno di legge introduce una serie di misure che incidono sulla vita quotidiana dei caregiver:
• possibilità di accedere al congedo parentale, in caso di assistenza a minori;
• introduzione di ferie e permessi solidali tra lavoratori dello stesso datore di lavoro;
• maggiore flessibilità per i giovani caregiver impegnati nel servizio civile;
• agevolazioni per studenti caregiver, tra cui esoneri dalle tasse universitarie e riconoscimento dell’attività di cura nei percorsi formativi.
Un primo passo dopo anni di attesa
Il tema del riconoscimento dei caregiver familiari è rimasto a lungo ai margini del dibattito normativo. Negli ultimi dieci anni, numerose proposte di legge non sono riuscite a tradursi in interventi concreti.
Questo disegno di legge rappresenta quindi un primo passo verso un sistema più equo, che prova a integrare la dimensione familiare dell’assistenza con quella pubblica. Resta ora il passaggio parlamentare, dove potranno essere apportate modifiche e ampliamenti, anche sui requisiti economici oggi considerati particolarmente restrittivi.
Nel frattempo, il messaggio è chiaro: prendersi cura di una persona fragile non è solo una responsabilità privata, ma un valore collettivo che merita riconoscimento, tutele e sostegno.
Fonte: Health Online






