Medici di famiglia, valorizzare il loro ruolo rafforzando il Sistema sanitario nazionale

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La sanità nel territorio. È questa la grande prospettiva del Sistema Sanitario Nazionale che, a seguito della pandemia, ha elaborato in tempi rapidi un modello ben strutturato prediligendo i canali della prossimità e della telemedicina. Se però in relazione a quest’ultima soluzione non tutti sono realmente preparati, si pensi ad esempio ai pazienti over 70, la presenza dell’ambulatorio di quartiere e dunque del medico di famiglia praticamente sotto casa potranno essere ben presto una realtà diffusa. Ad oggi tuttavia l’Italia deve fare i conti con una effettiva carenza dei medici di base: si stima infatti che nei prossimi cinque anni cesseranno di esercitare la propria professione 14.908 medici di famiglia, con la conseguenza che circa 14 milioni di italiani potrebbero non essere coperti dal servizio. La situazione più preoccupante si registra in Lombardia regione in cui dal 2018 al 2028, i medici di medicina generale coinvolti dal collocamento a riposo saranno 4.167.

Proprio il 23 giugno sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata l’approvazione del nuovo regolamento sugli standard dell’assistenza territoriale. Nella sua versione definitiva e ufficiale prende il nome di Dm 77 e per la prima volta vengono definiti gli standard che dovranno essere rispettati in ogni regione (a vigilare sarà l’Agenas che presenterà una relazione semestrale).

Al centro del sistema ci sarà il Distretto sanitario al cui interno rivestirà un ruolo essenziale la Casa della Comunità che assicurerà ai cittadini assistenza h24 per tutta la settimana. In media sarà realizzato un Distretto ogni circa 100 mila abitanti; almeno una Casa della Comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti; case della Comunità spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio; un infermiere di famiglia e Comunità ogni 3.000 abitanti; almeno una Unità Speciale di Continuità Assistenziale (1 medico e 1 infermiere) ogni 100.000 abitanti; una Centrale operativa territoriale ogni 100.000 abitanti o comunque a valenza distrettuale, qualora il distretto abbia un bacino di utenza maggiore; almeno un ospedale di comunità con 20 posti letto ogni 100.000 abitanti.

Filippo Anelli
Filippo Anelli

Confermati gli studi dei medici di famiglia (definiti spoke delle Case della Comunità) che coesisteranno all’interno di una rete per garantire ai cittadini un’efficiente assistenza sanitaria sul territorio ed evitare il ricorso inutile alle strutture ospedaliere e con lo scopo di assicurare all’utenza un’apertura di 12 ore al giorno sei giorni su sette. Sempre all’interno del Distretto ci saranno gli Ospedali di Comunità con assistenza infermieristica e saranno decisivi ad esempio per la presa in carico dei pazienti nelle fasi post ricovero ospedaliero o in tutti quei casi dove c’è bisogno di una particolare assistenza vicino al domicilio del paziente. Nel nuovo sistema un ruolo rilevante sarà rivestito dagli infermieri di famiglia impiegati in molte delle nuove strutture definite dal decreto.

“La continuità delle cure offerte dai medici di famiglia è essenziale per l’efficacia della cura stessa – aveva commentato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, in occasione della Giornata Mondiale dei Medici di Famiglia che si celebra il 19 maggio – ed è un valore aggiunto che regala al paziente anni di vita in buona salute. La vicinanza, la prossimità, l’essere là dove ce ne è bisogno è un altro pilastro dell’assistenza fornita dai medici di medicina generale. Sempre in prima linea, nelle guerre, nelle emergenze sanitarie, in tempo di pace. Pronti a portare a termine la loro missione anche a rischio della propria vita: dei 374 medici morti per il Covid, quasi i due terzi erano medici di medicina generale. La cura, intesa come terapia ma soprattutto come presa in carico a tutto tondo del paziente, è la ragion d’essere dei medici di famiglia, che erogano cure di alta qualità e in maniera eguale. In Italia, il medico di famiglia è la figura attraverso la quale il Servizio Sanitario Nazionale realizza i valori di prossimità e di uguaglianza nell’accesso alle cure per tutti i cittadini”. Dei 374 medici morti per Covid, quasi due terzi erano medici di medicina generale. Necessariamente la pandemia ha richiesto un cambio di rotta e un sostanziale ripensamento della figura del medico di base che deve andare oltre la semplice compilazione di una ricetta costruendo una relazione affettiva e dunque di prossimità con il paziente. Per questa ragione si comincia a parlare del dottore di quartiere: è quanto accaduto, ad esempio, a Bergamo, dove dopo la fase più drammatica della pandemia i destinatari delle politiche e dei servizi sociali si sono ampliati dando vita al primo ambulatorio di quartiere in grado di erogare servizi socio-sanitari.

Fonte: Health Online

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